Imprese alimentari: la scelta del laboratorio di analisi

La normativa comunitaria (Regolamento n.852/2004) ha attribuito la responsabilità primaria per quanto attiene la sicurezza alimentare agli Operatori del Settore Alimentare (OSA), i quali sono tenuti a predisporre adeguate procedure ai fini dell’osservanza degli obblighi fissati nel suddetto regolamento.

Le misure predisposte, attuate, verificate e documentate dall’OSA al fine di garantire la sicurezza e l’integrità degli alimenti, consistono in un insieme di attività indicate nel loro complesso come “sistema di autocontrollo”. Tra le misure di autocontrollo rientrano le attività di campionamento e di analisi.

I criteri microbiologici relativi ai prodotti alimentari che gli OSA devono rispettare nell’applicazione delle misure di igiene indicate nella normativa comunitaria di riferimento, vengono stabiliti nel Regolamento n. 2073/05 della Commissione e successive modifiche.

Se il Regolamento n. 852/2004, il Regolamento n. 853/2004 e le relative misure di applicazione non specificano i metodi di campionatura o di analisi, gli OSA possono utilizzare metodi appropriati contenuti in altre normative comunitarie o nazionali o, qualora non siano disponibili, metodi che consentano di ottenere risultati equivalenti a quelli ottenuti utilizzando il metodo di riferimento, purché detti metodi siano scientificamente convalidati in conformità a norme o protocolli riconosciuti a livello internazionale.

Al fine di conformarsi a tali obblighi, gli OSA possono avvalersi del supporto di un laboratorio di analisi, sia nella fase di studio dei processi e dei prodotti, sia in quella di verifica dell’efficacia delle misure adottate.

A tale proposito, nell’interesse delle imprese alimentari e del sistema a garanzia della sicurezza alimentare, il legislatore nazionale ha posto un vincolo; ha infatti disposto, all’art.40 della L. 7 luglio 2009, n. 88 (Legge Comunitaria 2008) che:

a) i laboratori non annessi alle imprese alimentari che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo per le imprese alimentari,

b) i laboratori annessi alle imprese alimentari che effettuano analisi ai fini dell’autocontrollo per conto di altre imprese alimentari facenti capo a soggetti giuridici diversi,

devono essere accreditati, secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025, per le singole prove o gruppi di prove, da un organismo di accreditamento riconosciuto e operante ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011 e iscritti in appositi registri accessibili da parte delle imprese alimentari.

Lo stesso articolo è stato argomento della conferenza permanente tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano che ha avuto luogo in data 8 luglio 2010, in occasione della quale è stato sancito un accordo relativamente alle modalità operative di iscrizione, aggiornamento, cancellazione dagli elenchi regionali di laboratori e alle modalità per l’effettuazione di verifiche ispettive uniformi per la valutazione della conformità dei laboratori.

Il registro dei laboratori di analisi aventi sede in Regione Lombardia è rinvenibile nel sito DG Sanità (www.sanita.lombardia.it andando nella sezione prevenzione quindi sicurezza degli alimenti). Con il Decreto della D.G. Sanità n. 5938 del 29 giugno 2011 si è inoltre provveduto all’aggiornamento del Registro della Regione Lombardia dei Laboratori che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo delle industrie alimentari. Le procedure e le modalità per l’iscrizione nel Registro sono state fissate con la DGR n. 266/2010. L’elenco delle prove accreditate dai singoli laboratori, è disponibile sul sito ACCREDIA, l’Ente Italiano di Accreditamento (www.accredia.it).

Nella scelta del laboratorio e del metodo di campionamento, gli OSA devono quindi tenere presente quanto sopra esposto, in quanto le prove analitiche non accreditate, eseguite in regime di autocontrollo, non sono considerate valide al fine dell’adempimento degli obblighi stabiliti dalla normativa attualmente in vigore.

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