Sicurezza sul lavoro: Italia messa in Mora dalla Commissione Europea

Forse non se l’aspettava nemmeno lui, Marco Bazzoni, un operaio di Firenze che un paio di anni fa, con una lunghissima lettera all’Unione Europea aveva denunciato l’inadempienza dell’Italia dal punto di vista della sicurezza rispetto alle direttive Europee (nel caso specifico alla 89/391)… In particolare, Bazzoni aveva attaccato il decreto correttivo D.Lgs 106/09 (che modifica il decreto legislativo 81/08, Testo Unico sulla Sicurezza). Il 30 settembre 2011, invece, l’Unione Europea, rispondendo all’appello di Bazzoni, ha inviato una lettera di “Costituzione in Mora” all’Italia per i seguenti punti:

1) Deresponsabilizzazione del datore di lavoro in caso di delega o subdelega
2) Violazione dell’obbligo di disporre di una valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute per le aziende che occupano meno di 10 lavoratori;
3) Proroga dei termini impartiti per la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi per le nuove attività o per modifiche sostanziali apportate ad imprese esistenti;
4) Posticipazione dell’obbligo di valutazione del Rischio Stress da Lavoro Correlato;
5) Posticipazione dell’applicazione della legislazione in materia di protezione della salute e sicurezza sul lavoro per le persone appartenenti a cooperative sociali e a organizzazioni di volontariato
6) Proroga del termine per completare l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi per le strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto esistenti in data 9-aprile-1994.

A seguito della lettera, l’Italia ha 2 mesi di tempo per inviare le proprie osservazioni in proposito alla Commissione Europea. In seguito, qualora persista la situazione di inadempimento, se lo Stato non si conforma al parere nel termine fissato dalla Commissione, quest’ultima può deferire il caso alla Corte di Giustizia delle Comunità europee. Nel caso in cui la Corte riconoscesse che la Repubblica Italiana ha mancato ad uno degli obblighi ad esso incombenti in virtù del trattato, lo Stato è tenuto ad adeguarsi alla sentenza della Corte di giustizia.

Giusto aspettarsi quindi una risposta celere da parte dell’Italia. Quando ci sarà, provvederemo ad aggiornare l’articolo.

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