RIDURRE I RISCHI DERIVATI DAGLI IMPIANTI

In una qualunque realtà lavorativa, una delle cause principali di incendi o di altri rischi sono gli impianti. Una mancata manutenzione o un’installazione non a norma degli impianti può essere di fatto un rischio non indifferente per i lavoratori, sia per gli stessi datori di lavoro. Come fare per capire se un impianto è a norma oppure no? Una delle cose più semplici è chiaramente di verificare se per gli impianti è stata redatta la Dichiarazione di Conformità. Un impianto realizzato a norma è obbligatoriamente soggetto al rilascio di una Dichiarazione di Conformità. La Legge che fino al 2008 determinava i contenuti e le modalità di stesura della Dichiarazione di Conformità era la Legge 46/90. Oggi esiste invece il DM 37/08 che ha di fatto abrogato la L46/90 modificandola in diverse sue parti. Per gli impianti realizzati prima del 2008, comunque, non esiste alcun obbligo di adeguamento al DM37/08; esso non è retroattivo e vale solo per gli impianti realizzati dopo il 22/01/2008, così come la L46/90 si applicava soltanto agli impianti realizzati dopo il 5/03/1990 purché non venissero modificati. Tutte le modifiche, intese normalmente come manutenzione straordinaria o come ampliamento, sono invece soggette.

La Dichiarazione di Conformità da sola non è sufficiente a farci dormire sonni tranquilli. Gli impianti elettrici e meccanici, come tutto del resto, sono soggetti ad usura e pertanto nel tempo vengono meno le condizioni per cui originariamente l’impianto era a norma. Con una corretta manutenzione e con un corretto utilizzo degli impianti, si può allungare il tempo di usura e quindi le spese per la sicurezza di essi.

In questo articolo inseriamo alcuni validi consigli su come utilizzare al meglio gli impianti (e i relativi utilizzatori) e su come e quando controllare i vari impianti (alcuni di questi controlli sono obbligatori per legge)

Controllo degli Interruttori differenziali: Consiste nel far scattare gli interruttori del quadro elettrico per verificarne la funzionalità. I differenziali hanno di norma un tastino con indicata una T che sta per “test” e serve appunto per un “collaudo fai-da-te” della funzionalità degli interruttori. Se premendo il tasto, l’interruttore scatta, significa che funziona, se non scatta, invece, vuol dire che è il caso di far intervenire l’elettricista per la manutenzione. Questo controllo è opportuno eseguirlo una volta al mese, è una cosa semplice che si può fare anche da soli, sebbene si consiglia, almeno ogni 6 mesi, di far eseguire la prova ad un elettricista.
Controllo delle caldaie: questo controllo è obbligatorio per legge. La caldaia deve essere controllata da un tecnico abilitato, possibilmente lo stesso installatore in quanto conosce già l’impianto, almeno una volta l’anno (si consiglia il periodo precedente all’accensione invernale della caldaia). Inoltre è obbligatorio avere e conservare presso l’attività il libretto di caldaia (o libretto di centrale per caldaie con potenzialità superiori a 35 kW) e il libretto di manutenzione.
Controllare periodicamente le tubazioni del gas e, nel caso di presenza di parti in gomma flessibile, controllarne la scadenza e provvedere all’eventuale sostituzione incaricando l’idraulico. Una tubazione usurata può provocare fughe di gas con conseguente intossicazioni e/o , peggio ancora, esplosioni.
Chiudere la valvola dell’afflusso del gas quando l’utilizzatore non deve essere usato (ad esempio la valvola della cucina dopo che si è finito di cucinare)
Non utilizzare mai prese multiple per collegare gli utilizzatori elettrici alla corrente. Ogni utilizzatore è opportuno che abbia la sua presa dedicata. È consentito utilizzare le prese multiple (le classiche “ciabatte”) purché esse siano dotate di interruttore di sicurezza e purché la portata totale degli utilizzatori collegati non superi la portata massima della presa da cui viene derivata la ciabatta (per portata si intende la corrente assorbita dall’utilizzatore, espressa in Ampere (A) e normalmente indicata sull’utilizzatore) Allo stesso modo, non collegare mai, tramite adattatori, utilizzatori che assorbono più corrente rispetto alla portata della presa.
– Come per il punto precedente, non utilizzare mai adattatori di corrente (per esempio: una spina “schuko” (standard tedesco molto diffuso anche in Italia) va inserita soltanto in una presa dello stesso tipo e non, attraverso l’adattatore in una normale presa a tre alveoli (standard italiano).
Utilizzare preferibilmente apparecchiature marchiate CE (la marcatura vige per obbligo per le apparecchiature realizzate dopo il 21/09/1996). È possibile utilizzare comunque apparecchiature non marchiate CE purché siano conformi a quanto riportato nell’allegato V del DLgs 81/08.
Effettuare regolarmente le verifiche periodiche alle apparecchiature, tenendo conto che per molte attrezzature occorre rivolgersi all’INAIL o all’ASL o a tecnici abilitati, come previsto dal DM 11/04/2011 che entrerà in vigore il 26/01/2012.
Controllare l’impianto di Messa a Terra. Questa è una verifica obbligatoria per legge come previsto dal DPR 462/01 e che sancisce la periodicità di controllo di 5 anni fatta eccezione per le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco (dotate quindi di C.P.I. Certificato di Prevenzione Incendi) e per alcune categorie di attività a rischio per cui la periodicità di controllo è di 2 anni. La verifica dell’Impianto di Messa a Terra non può essere fatta dall’elettricista ma deve essere fatta da un tecnico abilitato e regolarmente iscritto nell’apposito albo dei verificatori oppure dall’ASL provinciale.

Questi suggerimenti, uniti ad un impianto realizzato a norma e dotato di Dichiarazione di Conformità, contribuiscono a migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Written by

Ancora nessun commento.

Rispondi