Campylobacteriosi: prima causa di contaminazione alimentare in Europa

Campylobacter

La campylobatteriosi è ancora la malattia zoonotica segnalata con maggior frequenza nell’uomo (EFSA-ECDC 2009); essa è causata dal Campylobacter, che può provocare diarrea e febbre e che è stato rinvenuto per lo più nella carne di pollame cruda, mentre negli animali vivi è risultato presente nel pollame, nei suini e nei bovini.

Campylobacter è un bastoncino Gram negativo, stretto, ricurvo e dotato di motilità. Vive solo quando i livelli di ossigeno sono ridotti, cioè in condizioni di microaerofilia. Richiede 3-5% ossigeno e 2-10% di anidride carbonica perché la crescita sia massima. È relativamente fragile e sensibile agli stress ambientali (viene danneggiato se il 21% dell’atmosfera è ossigeno, per asciugatura, riscaldamento, in presenza di disinfettanti, e condizioni acide).

 La campylobatteriosi è stata descritta negli anni Cinquanta come una rara batteriemia nelle persone immuno-compromesse e nel 1972 è stata individuata come causa di malattie diarroiche. La maggior parte delle infezioni (circa il 90%) è provocata dalle specie C. jejuni e C. coli, mentre meno frequenti sono quelle causate dalle specie C. lari, C. fetus e C. upsaliensis. La sua diffusione negli ultimi 10 anni ha registrato un incremento e rappresenta un problema di salute pubblica di impatto socio-economico considerevole. Negli USA, ad esempio, causa più gastroenteriti di Salmonella spp e Shigella spp messe insieme.

La Campylobacteriosi è la prima causa di contaminazione alimentare in Europa e i casi registrati sono quasi il doppio rispetto alle Salmonellosi. Nella relazione annuale EFSA-ECDC sulle zoonosi e sulle epidemie di origine alimentare nell’Unione europea per il 2009, a fianco della voce Campylobacter troviamo 198.252 casi (+4%), mentre la riga riferita alla Salmonella ne indica 108.614 e il dato risulta in diminuzione (-17%) per il quinto anno consecutivo.

Campylobacter è un batterio che si trova comunemente negli intestini dei polli e di altri animali senza provocare loro alcun disturbo. Il rischio per la salute umana è legato al consumo di carne poco cotta o alla contaminazione crociata tra alimenti. La trasmissione del Campylobacter attraverso il latte può essere facilmente controllata tramite la pastorizzazione e quella attraverso l’acqua con un sicuro sistema di potabilizzazione. Carni di maiale e di ruminanti sono generalmente considerate a basso rischio, tuttavia le frattaglie crude di questi animali presentano un rischio piuttosto elevato di trasmissione.

Una manipolazione corretta della carne cruda, un’accurata cottura e un’attenta igiene in cucina possono prevenire o ridurre il rischio presentato dalla carne di pollo contaminata.

Il periodo di incubazione della campylobatteriosi varia da un giorno a una settimana, a seconda dei casi. I sintomi sono solitamente leggeri o moderati e consistono in diarrea, dolori addominali, febbre, mal di testa, nausea e vomito. La loro durata varia generalmente da uno a sette giorni, ma nel 20% dei casi circa, può superare la settimana.

Manifestazioni più gravi della malattia si verificano in meno dell’1% dei pazienti, solitamente in soggetti molto anziani o molto giovani, e includono meningiti, endocarditi e aborti settici. Pazienti con deficit di immunoglobuline possono presentare infezioni gravi, prolungate e ricorrenti. Il tasso di mortalità è basso, ma per i pazienti più vulnerabili (bambini, anziani e immuno-compromessi) il cui numero nell’Unione Europea è in crescita, le conseguenze della malattia possono essere molto gravi.

 

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