Epidemia da E. coli O104:H4: aggiornamento

Nuovi casi di sindrome emolitico uremica da E. coli O104:H4 sono stati segnalati in Francia (vicino a Bordeaux) nel mese di giugno; probabilmente si tratta dello stesso batterio che in Germania nel mese di maggio e giugno 2011 ha provocato la grave epidemia. Secondo le prime indagini epidemiologiche condotte sui pazienti ricoverati, quasi tutti hanno consumato germogli di cereali o semi crudi.

La task force dell’EFSA istituita per coordinare le indagini e rintracciare la possibile fonte dell’epidemia di E. coli O104:H4 ha individuato in un lotto di semi di fieno greco importato dall’Egitto il collegamento più probabile tra il focolaio francese e quello tedesco.

Dalle prime indagini sulla tracciabilità dei semi di fieno greco, risulta che i semi responsabili dell’epidemia in Germania e in Francia facevano parte di un lotto di 15.000 kg partito dall’Egitto via nave, sbarcato ad Anversa e recapitato a un società in Germania. Qui la partita è stata suddivisa e distribuita in Germania e in altri paesi europei a imprese locali, ad aziende agricole per la semina e a imprese commerciali che li hanno rivenduti come tali o confezionati insieme ad altri semi. L’EFSA non esclude la possibilità di una contaminazione crociata nella fase di riconfezionamento e nemmeno il coinvolgimento di altri lotti di semi.
L’EFSA e la Commissione europea stanno lavorando per rintracciare e ritirare dal mercato tutti gli eventuali lotti di semi di fieno greco importati dall’Egitto tra il 2009 e il 2011 e ancora in circolazione. L’Unione Europea infatti importa semi principalmente da India e Cina, ma nel 2010 sono state importate dall’Egitto 49.000 tonnellate di semi che rientrano nel gruppo di prodotti da ritirare e distruggere immediatamente, per un valore di oltre 56 milioni di euro. Il 6 luglio 2011 la Commissione Europea ha inoltre disposto il blocco dell’importazione dall’Egitto di semi di fieno greco e altri semi e ortaggi fino al 31 ottobre 2011.

Mentre continuano le ricerche dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) invitano comunque a non mangiare germogli crudi, e a non consumare anche quelli coltivati in proprio per uso personale. La raccomandazione si basa sull’ipotesi che i germogli di fieno greco possano essere ancora in commercio o in qualche cucina, pronti per essere fatti germogliare in casa.

Il provvedimento si rende comunque necessario anche se non sono state ancora individuate le modalità della contaminazione, probabilmente dovuta a materiale fecale di origine umana.
Il sistema di coltivazione di questi germogli è infatti considerato un sistema a rischio poiché si tratta di germogli cresciuti su un letto umido dove l’acqua e l’ambiente raggiungono temperature critiche intorno a +30°C. La combinazione tempo-temperatura favorisce la crescita rapidissima di eventuali colonie di batteri patogeni presenti nei semi o nell’ambiente o nell’acqua, che poi restano sui germogli se non vengono sanificati correttamente. In aggiunta a ciò, va considerata la particolare virulenza di batteri come l’Escherichia coli O104:H4; si tratta di microrganismi tipici della specie animale (abituali frequentatori dell’uomo), una parte dei quali si è trasferita dopo alcuni adattamenti nelle piante assumendo forme altamente virulente per l’uomo e che provocano epidemie molto gravi come quella degli ultimi mesi.

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