Epidemia di E. Coli O104: H4


E.Coli O104:H4

Il 22 maggio 2011 attraverso il sistema di allerta rapido europeo (EWRS – Early Warning and Response System) la Germania ha segnalato casi di Sindrome Emolitico Uremica (SEU) e diarrea emorragica dovute ad infezioni da Escherichia coli. Il numero dei pazienti ricoverati per accertamenti sull’infezione è progressivamente aumentato causando una vera epidemia tanto che gli ospedali tedeschi faticano a stare al passo con le richieste. L’epidemia è circoscritta nel Nord della Germania, dove la maggior parte dei pazienti risiedeva oppure riportava di aver soggiornato (principalmente area di Amburgo, Nord e Bassa Sassonia, Schleswig-Holstein) e ha causato la morte di almeno 21 persone. Sono stati riportati casi anche in altri Paesi Europei, ma tutti erano riconducibili a precedenti soggiorni nelle aree della Germania interessate dal focolaio epidemico.
Le ricerche sulla causa scatenante dell’infezione sono subito iniziate coinvolgendo nelle indagini, su richiesta della Direzione Generale di Sanità Pubblica della Commissione Europea, l’Istituto Superiore di Sanità, sede del Laboratorio Europeo di Riferimento per l’Escherichia coli in campo veterinario. E’ stato rapidamente messo a punto un metodo specifico per la ricerca del ceppo epidemico negli alimenti, metodo distribuito ai Laboratori Nazionali di Riferimento degli Stati Membri e, a livello nazionale, agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
La ricerca della fonte dell’epidemia si sta però dimostrando molto difficile. Inizialmente sembrava che il batterio fosse stato veicolato da alcune partite di cetrioli importati dalla Spagna e consumati nell’area colpita dall’epidemia. Le analisi e le successive ricerche hanno poi smentito tale ipotesi spostando l’attenzione verso i germogli di soia prodotti nella Germania del nord. I test di laboratorio hanno in seguito decretato che non siano nemmeno loro i responsabili del batterio killer e della grave epidemia di E. coli nel Paese. Continuano quindi le indagini mentre i ministri europei dell’Agricoltura e della Sicurezza alimentare si sono riuniti a Lussemburgo per esaminare la situazione dal punto di vista del mercato ortofrutticolo, ma anche della sicurezza alimentare.
In Italia il Ministero della Salute ha allertato le Regioni, le strutture sanitarie e gli uffici sanitari alle frontiere, responsabili dei controlli sulle importazioni alimentari. I Carabinieri dei NAS hanno intensificato i controlli sui rivenditori di frutta e verdura circa l’apposizione del cartellino indicante il luogo di origine della merce posta in vendita. Tutti gli esami sui cetrioli sequestrati dai NAS nei primi giorni dell’allarme hanno dato esito negativo e i prodotti sono stati dissequestrati. È inoltre attivo un efficiente sistema di sorveglianza sindromica, in grado di segnalare e curare tempestivamente eventuali casi. Sinora non è giunta alcuna segnalazione di infezione da parte del ceppo di batterio E.coli enterotossico, né nella popolazione italiana residente, né in turisti provenienti dalla Germania. Insorgono però anche nel nostro paese come nel resto d’Europa gli agricoltori che, a causa degli allarmismi e della psicosi generale, hanno visto calare drasticamente le vendite dei propri prodotti, con enormi danni per le imprese ortofrutticole nazionali che concentrano proprio in questa stagione gran parte della propria produzione. A questo proposito sembra verrà presto applicata la proposta della Commissione Ue per gli indennizzi ai produttori europei dell’ortofrutta colpiti dal calo delle vendite a causa della crisi del ‘batterio killer’ in Germania.

Il batterio
Escherichia coli è una delle specie principali di batteri che vivono nella parte inferiore dell’intestino di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l’uomo), sono necessari per la digestione corretta del cibo. La sua presenza nei corpi idrici segnala la presenza di condizioni di fecalizzazione. Nelle acque destinate al consumo umano, nelle acque di piscina, nelle acque adibite alla balneazione, ma anche in altri tipi di matrici (es. alimenti, cosmetici) sono previsti limiti per il parametro Escherichia coli in relazione al suo ruolo di indicatore primario di contaminazione fecale.

Infezioni da Escherichia coli
Mentre la maggior parte degli Escherichia coli sono innocui, un gruppo detto E.Coli entero-emorragico può produrre tossine che danneggiano le cellule del sangue e i reni. I ceppi di E.coli produttori di verocitotossina o Shiga-tossina (VTEC oppure STEC) sono patogeni enterici che producono una potente tossina responsabile di gravi forme morbose nell’uomo. Sebbene si conoscano oltre 100 sierotipi VTEC, solo alcuni sono stati associati frequentemente a malattia grave nell’uomo sano. Tali sierogruppi sono generalmente caratterizzati dalla presenza di fattori di virulenza aggiuntivi alla VT, in particolare la capacità di aderire e colonizzare la mucosa intestinale e vengono chiamati entero-emorragici (EHEC) in relazione alla malattia clinica che causano nell’uomo. Nuovi ceppi di E. coli sorgono continuamente dal processo biologico naturale della mutazione e alcuni di questi ceppi hanno caratteristiche che possono essere nocive per un animale ospite.

La malattia
La manifestazione clinica associata ad infezione da VTEC varia, dalla diarrea acquosa alla colite emorragica e alla Sindrome Emolitico Uremica (SEU). Quest’ultima è una complicanza nonchè la manifestazione più grave delle infezioni da VTEC e colpisce soprattutto i bambini. È caratterizzata da anemia emolitica, piastrinopenia e insufficienza renale acuta di grado variabile, sino alla necessità di trattamento dialitico sostitutivo. Il 25% – 30% dei pazienti colpiti da SEU può essere interessato da complicazioni neurologiche. Nella fase acuta, la SEU può essere fatale nel 3-5% dei casi e una percentuale simile può sviluppare insufficienza renale cronica.
La gravità della malattia dipende comunque dalle caratteristiche di virulenza del ceppo infettante, dall’’età e condizioni generali del paziente e dalla dose infettante. Il tempo d’incubazione può variare tra i 2 e gli 8 giorni. Anche nei casi complicati dalla SEU l’esordio sintomatologico è generalmente caratterizzato da diarrea spesso ematica, accompagnata da dolore addominali intenso e vomito. La febbre, se presente, raramente supera i 38°C. Nei casi non complicati la malattia ha carattere autolimitante, con una durata compresa tra 2 e 4 giorni. Le complicanze tipiche della SEU si manifestano a seguito del passaggio nel torrente circolatorio della tossina liberata nel lume intestinale.

La malattia in Germania
Le indagini microbiologiche hanno permesso di isolare il ceppo VTEC O104:H4 quale responsabile del focolaio epidemico in Germania. Le analisi mostrano che il ceppo possiede un sistema di adesione alla mucosa intestinale diverso da quello dei classici ceppi VTEC associati alla SEU e simile invece a quello caratteristico di un altro gruppo di E.coli capace di provocare gastroenterite (gli E.coli entero-aggregativi). Questa combinazione non usuale di caratteri di virulenza (produzione di verocitotossina e adesione entero-aggregativa) potrebbe essere la spiegazione della particolare aggressività di questo ceppo e della sua capacità di provocare la SEU negli adulti.

Come si trasmette
L’infezione all’uomo si trasmette attraverso l’ingestione di alimenti o acqua contaminati o per contatto diretto con gli animali. Tra gli alimenti contaminati più a rischio vi sono la carne cruda o poco cotta, il latte non pastorizzato formaggi e altri derivati a base di latte non pastorizzato. Anche i vegetali (frutta e ortaggi e germogli) e i succhi possono veicolare l’infezione.

Come può avvenire la contaminazione degli alimenti
La contaminazione può avere origine da acqua contaminata o fertilizzanti naturali. La contaminazione dei vegetali avviene soprattutto attraverso pratiche di fertirrigazione e/o comunque attraverso la contaminazione con reflui zootecnici. Un’altra via di trasmissione delle infezioni da VTEC è quella oro-fecale da persona a persona. Il patogeno può essere trasmesso anche con la preparazione dei cibi; la contaminazione può essere diretta o indiretta attraverso le mani, l’attrezzatura, i coltelli e/o altri utensili di cucina.

Come si cura
Non esiste terapia specifica nei confronti dei VTEC e le infezioni vengono trattate con terapie di supporto (reidratazione, emo-dialisi e/o dialisi peritoneale, plasmaferesi, emotrasfusioni). La terapia antibiotica è sconsigliata o addirittura controindicata poiché potrebbe favorire il rilascio della tossina con peggioramento delle manifestazioni cliniche.

Come si previene l’infezione
Le consuete norme igieniche per la sicurezza alimentare sono sufficienti a evitare infezioni:
–  dopo aver usato la toilette, prima della preparazione di cibi o dopo il contatto con alimenti crudi, lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone e asciugarle bene,
–  lavare a fondo la frutta e la verdura,
–  lavare bene coltelli, taglieri e altri utensili usati per la preparazione dei cibi,
–  evitare di utilizzare senza lavare lo stesso tagliere e/o utensile per più alimenti,
–  evitare il contatto di prodotti già lavati con quelli da lavare.

Come può essere eliminato il batterio?
Il batterio può essere eliminato con il calore della cottura. La temperatura di 70°C al centro dell’alimento deve essere raggiunta e mantenuta per almeno due minuti. Il comune processo di riscaldamento per la produzione di confetture e conserve porta all’inattivazione del batterio; anche nel caso delle conserve in salamoia, la combinazione di trattamento termico, il basso pH e il contenuto salino costituiscono una sufficiente garanzia.

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